Nebbia tamburi e zanzare



Nebbia e zanzare sono ciò che più di tutto affligge il posto in cui vivo.
La nebbia arriva la sera, fra l'autunno e la primavera, e ti scoraggia dall'uscire di casa rendendo pericolose le strade e interminabili gli spostamenti più banali.
Le zanzare ti assaltano alle feste di paese, nei locali all'aperto, nelle passeggiate.
Non fosse per questo il Parco del Ticino sarebbe anche un posto stupendo e lo si scopre all'improvviso quando la primavera ti regala, dopo interminabili mesi di tempo piovoso, delle belle giornate di sole qualche settimana prima dell'arrivo inesorabile di zanzare, mosche e tafani.

I tamburi invece sono uno dei miei hobby e delle mie numerose passioni e mi piace suonarli nei momenti in cui mi annoio non potendo o non avendo voglia di fare altro!


Per messaggi personali e-mail: nebbiatamburiezanzare@virgilio.it


mercoledì 20 giugno 2012

Cosa non mi va delle religioni e del cattolicesimo in particolare

Ho difficoltà ad accettare qualsiasi orientamento religioso pur cercando di rispettare le convinzioni altrui.
La difficoltà nasce dalla mia personale convinzione che non esista alcun essere superiore che ci ha creato, che ci controlla, che ci giudica, che ci condannerà o premierà in base al nostro operato e che non esista alcun disegno divino.
Il mondo è frutto di un miracolo del caso ed è esclusivamente responsabilità nostra che la vita in questo pianeta sia degna di essere vissuta.
Ma alcuni aspetti del cattolicesimo in particolare non mi vanno giù.
Prima di tutto il passato, non l’inizio ma diciamo l’evoluzione: è una storia di potere, di soprusi, di genocidi.
Secondariamente la figura del Papa
Del cattolicesimo non riesco ad accettare che un uomo si possa permettere il sopruso e la “truffa” di dichiararsi intermediario di Dio e in base a questo avere il privilegio di poter dire in modo definitivo e insindacabile cosa sia giusto o no per un cattolico.
Lo so che non è esattamente così, che anche il Papa ha in parte le mani legate, perché comunque deve giustificare le sue affermazioni citando le sacre fonti delle sue affermazioni; tuttavia questo è il punto e quando il Papa “decide” la sua parola diventa materia di fede.
Un giorno un amico greco mi disse: << vedi, nel cristianesimo ortodosso difficilmente si stabilisce definitivamente cosa sia giusto e doveroso fare per un cristiano riguardo a temi morali complessi perché per stabilire una regola morale serve il consenso unanime di tutti i vescovi>>.
Ed è per questo che all’interno della chiesa ortodossa (e non solo) è possibile fare discussioni complesse su temi morali che i cattolici non potranno mai fare con la strada continuamente bloccata da dogmi e precetti.
D’altra parte quello che non posso accettare dalla maggioranza delle religioni è l’esistenza del dogma.
Quando si arriva a un dogma con un religioso non si può più discutere. E tutta la logica si dovrà piegare a quella che per forza di cose viene considerata verità certa e indiscutibile. Si ha la sensazione che una parte del cervello sia stata bloccata per rispetto alle verità di fede e che nulla si possa fare per quanto evidenti possano essere le contraddizioni.
Come si fa in questo mondo a credere di avere delle certezze? In nome di cosa dovremmo rinunciare ad una parte della nostra intelligenza e della nostra razionalità per far posto a illusorie certezze tramandateci da uomini del passato?

giovedì 12 gennaio 2012

Divorzi nel Fair Trade

Il nuovo anno ha portato uno sconvolgimento nel mondo dell’Equo & Solidale: Fair Trade Usa è uscita da Fair Trade International. Non è una ferita leggera!
Il motivo della divisione sarebbe dovuto ad una diversa posizione dei due soci fondatori riguardo alla possibilità di ammettere le multinazionali tra i possibili produttori Fair Trade.
Nico Roozen (socio fondatore) sostiene che fare spazio alle multinazionali darebbe nuovo slancio al mercato Equo e renderebbe i prodotti disponibili a tutti.
Frans van der Hoff (l'altro socio fondatore) sostiene invece che questa apertura snaturerebbe profondamente lo spirito del Fair Trade tradendo di fatto i piccoli produttori.

La divisione non è di facile soluzione perché a livello puramente teorico la ragione è di entrambi. Se lo scopo infatti è di produrre alimenti e artigianato garantendo il giusto guadagno agli agricoltori e agli artigiani, non dovrebbero esserci ostacoli ad ammettere le multinazionali se queste vengono legate a controlli stringenti. Starà poi a queste ultime valutare se ne potranno trarre sufficienti benefici!
Tuttavia le intenzioni di Nico Roozen non sembrerebbero così oneste se fra le novità che vorrebbe introdurre ci sarebbe l’abbassamento al 10% della percentuale minima di ingredienti “Equi” in un prodotto marchiato Fair Trade. Questa posizione sembra piuttosto un cedimento alla pressione delle multinazionali per entrare in un mercato che fa gola!

A dire il vero il Fair Trade probabilmente andrebbe imposto per legge e la gente dovrebbe vergognarsi di comprare prodotti per i quali non venga garantito, ad agricoltori e artigiani, un compenso equo ( che non significa abbondante ma semplicemente onesto).
Il Fair Trade infatti è reso necessario dal fatto che non in tutti i paesi ci sono leggi a tutela dei lavoratori come ci sono in Europa e questo permette alle multinazionali (e non solo a loro) di produrre a prezzi molto bassi. Comprando prodotti non Equi si rischia di favorire un mercato del lavoro che in Italia e in Europa sarebbe considerato vergognoso e criminale oltre che illegale.

Resta comunque la necessità di rendere i prodotti Fair Trade più idonei ad un mercato di massa avvicinandoli alle esigenze quotidiane della gente e prendendo le distanze da un mercato che rischia di diventare radical chic.
La gran parte dei vestiti ad esempio rimane a prezzi molto elevati e cosa ancora più fondamentale il designe è spesso inadatto all’uso quotidiano e alle esigenze reali della gente. Nell’ambito degli alimenti Fair trade c’è spazio per un miglioramento qualitativo dei prodotti (ad esempio i cereali per la colazione) e la tecnologia di alcune grosse aziende potrebbe aiutare in modo significativo. Inoltre la varietà di prodotti potrebbe aumentare notevolmente e stimolare un maggiore interesse per il settore
Mi sembra una buona decisione quella presa allargando ai supermercati la distribuzione dei prodotti Fair Trade ed anzi andrebbe incoraggiata garantendo comunque sempre etichette dettagliate che evidenzino la ripartizione del costo finale del prodotto e gli ingredienti Equi.
Un’ultima considerazione: sarebbe bello ed utile che lo spirito Fair Trade si allargasse anche a prodotti non extracomunitari con marchi tipo il DURC (un documento che certifica che i contributi dei lavoratori sono stati pagati regolarmente) o la certificazione Kosher che oltre ad assicurare il rispetto delle norme alimentari ebree richiede l’assoluta regolarità nelle assunzioni dei lavoratori e nei pagamenti dei contributi.

martedì 27 dicembre 2011

Democrazia?

Sono un po' di settimane che mi chiedo cosa farò alle prossime elezioni e non so proprio cosa rispondermi! Ho sempre pensato che votare sia pienamente nei nostri interessi e che vivendo in una democrazia sia in un certo senso un nostro dovere, un impegno serio per esprimere i nostri orientamenti di pensiero e influire nel governo dello Stato. In fondo sarebbe questo il senso di una democrazia: i cittadini votano coloro che in parlamento li rappresenteranno e prenderanno decisioni importanti e complesse che diversamente non potrebbero essere prese. I politici, essendo rappresentati in parlamento in proporzione ai consensi ottenuti, in teoria dovrebbero prendere decisioni che pur non facendo contenti tutti saranno apprezzate presumibilmente dalla maggioranza.
La democrazia dovrebbe essere una soluzione all'impossibilità di organizzare riunioni decisionali in cui è aperta la partecipazione a tutti i cittadini. Una soluzione del genere attualmente non sarebbe infatti proponibile sia perché sarebbe troppo impegnativo per i cittadini sia perché sarebbe troppo lungo e complicato sentire le opinioni di tutti, valutare le eventuali soluzioni, contare i consensi, votare una decisione finale.
Da una democrazia forse non ci si può aspettare che tutti riescano a trovare dei rappresentanti da votare che li convincano ma dovrebbe essere auspicabile che almeno la maggioranza delle persone sia soddisfatta delle proprie possibilità di voto e di come successivamente i politici governino lo Stato!
Ora magari mi sbaglierò ma la mia impressione è che i cittadini nella maggior parete dei casi non siano né così soddisfatti delle scelte possibili né si sentano realmente rappresentati né si possano serenamente dire soddisfatti di come venga governato lo Stato. Ciò che poi preoccupa è l'impressione che i politici siano più impegnati a fare i propri interessi che preoccupati di deludere la fiducia degli elettori.

Ma non era questo di cui volevo parlare. Piuttosto invece mi chiedevo fino a quando si potrà dire che siamo in una democrazia? Perché a me sembra sempre più che dalla democrazia ci stiamo allontanando e che se questo era il nostro obiettivo lo stiamo perdendo!

Come si fa infatti a chiamare democrazia un sistema politico in cui non ti è consentito votare il tuo rappresentante ovvero la persona in cui riponi maggiore fiducia?
È vero puoi votare un Partito ma quanta scelta hai? Come si può pensare di rimanere soddisfatti dalle proprie scelte di rappresentanza se la scelta è limitata a una decina di Partiti? Se il sistema elettorale ti spinge a scegliere solo tra i due più forti altrimenti il tuo voto sarà quasi inutile? Se durante la campagna elettorale i Partiti sono concentrati a demonizzare gli avversari invece di esporre nei particolari i propri obiettivi di programma? Se il programma di un Partito è una pura formalità, un fastidioso retaggio del passato?
Infine: come scegliere se ti rendi conto che non puoi disporre di informazioni affidabili? Se scopri sempre più spesso che le notizie ufficiali sono colpevolmente falsificate? Se quelle “alternative” si dimostrano ugualmente vittime di interessi politici o economici che le manipolano adattandole alle proprie esigenze?

Non so quali possano essere le soluzioni a questi problemi né quanto gli italiani siano realmente disposti ad impegnarsi per risolverli ma sicuramente c'è chi è interessato a mantenerli e ne trae privilegi economici e di potere.

venerdì 11 novembre 2011

L'eresia degli OGM

Parlerò degli organismi geneticamente modificati perché per me rappresentano un esempio di come un'informazione incompleta e tendenziosa possa portare la gente, me compreso, a prendere posizioni estremiste su argomenti certamente difficili e delicati.

Voglio per ora solo osservare quanto sia strano che ci si preoccupi così tanto dei cibi “OGM” mentre invece i farmaci OGM non destino gli stessi scandali!

Premetto che in questo post parlerò di OGM considerando in particolare il caso dei vegetali OGM in quanto sugli animali la tecnologia non mi risulta ancora applicata e su batteri, lieviti e funghi l'OGM non sembra scandalizzare più di tanto.

Non tutti coloro che sono contro gli OGM lo sono per gli stessi motivi, ognuno può avere ragioni diverse:

  1. Un primo motivo, a mio parere abbastanza diffuso, è strettamente legato alle convinzioni spiritual-religiose: non si vorrebbe ammettere la possibilità di modificare ciò che Dio ha creato e si considera presuntuoso che l'uomo possa, quasi paragonandosi a Dio, pensare di “creare” nuovi organismi viventi. A questo livello sono collegate anche le paure ingiustificate di incroci (impossibili) definiti “mostri” tra animali e piante, funghi ecc...
  2. Un secondo motivo lo definirei “sanitario”: avendo modificato il patrimonio genetico di una pianta non si può sapere cosa esattamente comporti nel suo metabolismo e quindi deve essere esclusa la possibilità che vengano prodotte tossine e che gli alimenti da questa derivati siano ugualmente commestibili, sicuri e non presentino nuove sostanze allergeniche. Si insinua inoltre la possibilità di effetti nutrizionali collaterali evidenziabili solo nel lungo periodo e quindi solo dopo diversi anni.
    (A questo proposito vorrei far notare ciò che molti non sanno: sono considerati dalla legge OGM solo gli organismi geneticamente modificati con la tecnica del DNA ricombinante e tecnologie genetiche simili. Non sono quindi, ad esempio, regolate da leggi restrittive tutte quelle varietà vegetali ottenute tramite bombardamento radioattivo del loro patrimonio genetico. Prima degli OGM infatti molte varietà sono state ottenute bombardando con radiazioni le sementi; queste venivano poi seminate e se si dimostravano interessanti si tentavano incroci e selezioni fino ad ottenere un genoma stabile e utilizzabile in agricoltura. In questo caso la modifica del DNA si ottiene ugualmente ed essendo oltretutto assolutamente casuale e magari neanche completamente conosciuta non vedo come mai dovrebbe essere considerata più sicura ed esente dai sofisticati procedimenti di verifica richiesti nel caso di OGM. Tuttavia così come nel caso degli ibridi siccome sono varietà ottenute prima degli scandali e proteste antiOGM si fa finta di niente sperando anche nell'ignoranza).
  3. Esistono poi motivazioni ecologiche: il patrimonio genetico di una pianta può facilmente incrociarsi con quello di piante della stessa specie e di specie “vicine” o affini. Questo fatto complica notevolmente le problematiche perché piante OGM possono facilmente incrociarsi con piante di campi vicini eventualmente non OGM e il risultato ottenuto sono semi e conseguentemente piante e frutti diversi (geneticamente e nutrizionalmente) da quelli delle piante originarie. Questo significa che in teoria bisognerebbe ricontrollare la sicurezza delle sementi OGM che in natura si sono parzialmente incrociate così come quelle dei campi vicini che incrociandosi possono essere diventate parzialmente OGM. Non si possono prevedere infatti esattamente le conseguenze metaboliche e nutrizionali dei nuovi incroci. Inoltre se nel luogo di coltivazione delle sementi OGM esistono specie selvatiche affini con cui queste si possono incrociare c'è il rischio che vengano “contaminate” le specie originarie selvatiche con conseguente “danneggiamento” del loro patrimonio genetico. Esiste inoltre la possibilità che alcune sementi OGM frutto di incroci spontanei soppiantino altre specie erbacee o arboree sostituendosi nella loro nicchia ecologica. E' quello che è successo e succede anche con l'introduzione di specie non OGM vedi ad esempio i casi dello scoiattolo grigio, del siluro e della robinia.
  4. Forse ci sono altri motivi che ora mi sfuggono ma di sicuro un'altra categoria è legata alla paura della manipolazione delle informazioni disponibili. E' una ragione seria e purtroppo è anche su questa che fanno leva entrambe le parti ad in maniera ugualmente sleale. Succede troppo spesso ad esempio (e mi rattrista enormemente averlo scoperto) che notizie divulgate da associazioni ambientaliste o legate al mondo del biologico-alternativo siano appositamente incomplete ed imprecise quando non sono completamente false ed inventate e vengano utilizzate apposta per demonizzare il mondo legato alla produzione degli OGM; dall'altra parte invece si fa leva sulla speranza, oggettivamente difficile da raggiungere, di creare nuove specie in grado di debellare la fame nel mondo e la malnutrizione ben sapendo quanto questi problemi siano legati purtroppo per la maggior parte a guerre, corruzione, sfruttamento da parte dei paesi più ricchi, siccità ecc... : le aziende che producono e fanno ricerca sugli OGM facilmente esagerano sui risultati ottenuti volendo illudere le masse di poter ottenere chissà quali miracolose sementi. Il problema dell'attendibilità delle informazioni è purtroppo grave e coinvolge tutti i campi proporzionalmente agli interessi ad essi collegati che possono essere ideologici, economici, politici... in tutti i casi la quantità di informazioni reperibili di tipo ingannevole, parziale, o falsa è così alta che diventa un lavoro arduo venirne a capo con delle sicurezze! Per quanto riguarda gli OGM credo che gli interessi in gioco (oltre che politici-ideologici) siano quelli delle case produttrici di pesticidi contro quelle produttrici di OGM ovvero dell'Europa (probabilmente più forte nelle industrie chimiche) contro gli Stati Uniti che negli OGM hanno investito moltissimo.

Per quanto riguarda il primo punto mi viene veramente difficile essere imparziale ma anche supponendo di essere credente non mi risulta che Dio si sia espresso riguardo alla possibilità per “l'uomo” di creare nuove specie. Inoltre in un modo o nell'altro sono migliaia di anni che selezionando “artificialmente” piante e animali ne creiamo di nuovi e quelle tecnologie che oggi a noi sembrano “innaturali” un giorno sembreranno al contrario parte delle nostre tradizioni. Voglio inoltre rassicurare che non esiste la possibilità di creare mostri ibridi tra piante e animali: si è solo valutata l'ipotesi di provare a inserire un gene animale (quindi un frammento di DNA che codifica una molecola tipicamente animale) in una pianta. L'organismo risultante potrà essere soltanto la stessa pianta con caratteristiche lievemente diverse e che, se l'esperimento dovesse andare a buon fine, produrrà anche questa molecola insieme a tutte le altre.

Per quanto riguarda i motivi sanitari io farei queste considerazioni:
  • in natura gli incroci sono sempre avvenuti (e l'OGM non è sostanzialmente diverso da un incrocio se non nel fatto che si conosce il nuovo gene che sarà presente nella nuova varietà) e l'uomo ha sempre dovuto affrontare l'eventualità di piante diventate meno commestibili o meno digeribili o meno nutrienti. L'esperienza permette di riconoscere nel tempo gli incroci positivi da quelli indesiderabili e difficilmente nel caso degli OGM succederanno cose sostanzialmente diverse da quelle che hanno dovuto affrontare i nostri antenati. Ma senza rischi difficilmente si potranno risolvere i problemi e le nuove malattie che inevitabilmente il tempo ci “regalerà”!
  • l'eventuale pericolosità di un OGM o degli incroci casuali risultanti sarà legato strettamente alla frazione di genoma inserita nell'OGM quindi non si può pensare di trattare gli OGM come fossero tutti ugualmente positivi o al contrario potenzialmente pericolosi!
  • per verificare l'eventuale pericolosità di un OGM e dei suoi incroci dovrebbe bastare vedere se le nuove molecole prodotte nell'OGM siano tossiche o comunque indesiderabili e se negli incroci queste vengano prodotte in maggiore o minore quantità. All'inizio il lavoro di controllo potrà essere oneroso ma nel tempo dovrebbe essere sempre più facile verificare la sicurezza di un nuovo OGM e dei suoi futuri eventuali incroci.
Per quanto riguarda i motivi ecologici avrei da dire:
  • gli incroci possono avvenire solo con specie affini (per quanto riguarda piante e animali) quindi se l'OGM viene coltivato in luoghi in cui queste non crescono (essendo originarie di altre nazioni o continenti) non c'è alcun rischio di incroci con varietà selvatiche autoctone e quindi non vi sarà neanche pericolo di danneggiare il loro patrimonio genetico se di danneggiamento è giusto parlare
  • esiste la possibilità che un OGM soppianti altre specie selvatiche solo se e dove questo ha dei vantaggi competitivi nel territorio altrimenti è quasi impossibile che ciò avvenga in maniera diversa da quella di tutte le altre sementi simili coltivate. Sarà quindi ad esempio ben difficile che una semente resistente ad un pesticida possa trarre vantaggi particolari al di fuori dei campi coltivati
  • L'uso delle sementi OGM purtroppo determina una drastica diminuzione di biodiversità genetica: le sementi utilizzate avranno tutte lo stesso genoma o molto simile (di questo non sono certo ma lo ritengo molto probabile) e questo non è affatto positivo: una buona biodiversità genetica garantisce una maggiore possibilità di risposta e di successivo superamento alle avversità ecologiche grazie alla selezione naturale dei genomi più competitivi. Se le sementi OGM non possono essere riseminate (perché proibito dal contratto di acquisto) e reincrociate difficilmente ci potrà essere un continuo e progressivo miglioramento e adattamento “naturale” della specie all'ambiente in cui viene coltivata.
    Questo però è un problema che non riguarda solo le sementi OGM ma la gran parte delle sementi oggi coltivate che essendo ibride e quindi fornendo semi sterili non possono comunque essere riseminate. D'altra parte anche quando le varietà coltivate forniscono semi fertili le aziende agricole preferiscono comunque ricomprare la semente da un fornitore esterno piuttosto che raccogliere e selezionare i semi personalmente: in questo modo nel breve periodo risparmiano tempo e attrezzatura e hanno semi con qualità garantite anche se purtroppo nel lungo periodo probabilmente ne pagheremo le conseguenze nell'adattabilità delle piante al territorio e nella loro resistenza ai parassiti.


Concludendo credo che:

Il pericolo degli OGM sia stato amplificato eccessivamente probabilmente per gli interessi in gioco da parte delle ditte produttrici di pesticidi e per motivi politici-ideologici.
Era giusto chiedersi se gli OGM fossero veramente così miracolosi ed esenti da pericoli perché questa tecnologia non è sicuramente esente da rischi e va utilizzata con attenzione ma tuttavia non è nei nostri interessi demonizzarla a priori.
Ogni OGM è sostanzialmente diverso dagli altri in base al gene che è stato aggiunto e a quanto si è riusciti ad amplificarlo quindi bisognerebbe parlare pro o contro un OGM solo sapendo che geni siano stati aggiunti, come viene modificato il metabolismo e in pratica quali sostanze aggiuntive vengono prodotte e le loro proprietà (positive o negative che siano). Solo così può avere senso discutere, altrimenti rischiamo di parlare di concetti puramente astratti e poco attinenti alla realtà. Dal punto di vista sanitario infatti il problema di alcuni (ad esempio eventuali allergie) può non preoccupare altri e allo stesso modo un cibo più ricco di vitamine non è detto che interessi particolarmente a tutti. A questo riguardo mi sembra corretto da parte del consumatore pretendere di sapere se ciò che sta mangiando sia un OGM ma sarebbe ancora più importante sapere di che OGM ci stiamo eventualmente cibando e più esattamente in cosa sostanzialmente differisca rispetto alla varietà da cui derivava. Siccome non credo che un'analisi delle caratteristiche nutrizionali di un OGM sia poi così onerosa e complicata non vedo per quale motivo non possano o debbano essere fornite queste informazioni: sarebbe sicuramente un passo avanti nel rassicurare i consumatori.
Un caso diverso in cui è opportuno fare distinzioni tra OGM diversi riguarda le questioni ambientali: in Italia coltivando mais OGM non si rischia di contaminare nessuna specie selvatica autoctona “originaria” in quanto il mais è di origine americana e quindi lo stesso discorso varrà per le numerose specie orticole originarie del nuovo mondo: pomodori, melanzane, patate, fragole... e lo stesso discorso varrà probabilmente per l'America nei confronti delle specie di origine africana, asiatica o europea e quindi per il riso, il grano, l'orzo... Inoltre se nelle vicinanze non ci sono campi coltivati della stessa specie o varietà dell'OGM difficilmente ci potrà essere ibridazione e anche se questa ci fosse il danno risulterebbe limitato se comunque gli agricoltori non intendono riseminare la propria semente!
Prendiamo un esempio ancora diverso: il cotone Bt è un cotone modificato geneticamente per resistere all'attacco di alcuni insetti grazie alla produzione da parte delle piante di tossine naturali mortali per diversi insetti mentre invece totalmente innocue per i mammiferi e quindi l'uomo. Queste stesse tossine e i batteri che le producono oltretutto vengono utilizzate normalmente in agricoltura biologica proprio per la loro sicurezza.
Ora mi chiedo: cosa può preoccupare, di questo tipo di OGM? Non di certo un motivo sanitario ne credo un motivo ecologico specialmente se il cotone viene coltivato al di fuori delle aree in cui cresce la specie originaria selvatica. A questo punto mi verrebbe da dire che una condanna generica agli OGM sia dovuta solo a incompetenza, motivi ideologici e paura del nuovo!

Una delle cose che più mi rattristano è che, per quanto possa sembrare assurdo, alcuni OGM sarebbe opportuno e naturale poterli utilizzare nell'agricoltura biologica! Ovviamente solo alcuni: non certo le sementi resistenti ai pesticidi! Invece purtroppo questa collaborazione appare momentaneamente impossibile e ideologicamente inaccettabile. Questo esagerato terrore per l'OGM ha inoltre reso insensatamente onerose le analisi richieste per dimostrare la loro totale innocuità rendendo obbligatorie e sovrabbondanti analisi spesso non necessarie: questo purtroppo ha danneggiato più la ricerca “libera” universitaria che quella delle multinazionali e ha reso questa tecnologia idonea solo per le varietà vegetali coltivate più abbondantemente penalizzando diverse specie vegetali orticole. Purtroppo sono proprio le ditte produttrici di pesticidi che ringraziano per questa situazione e per assurdo le associazioni per il biologico giocano i loro interessi!

Sarebbe proprio opportuno lasciare da parte ideologie e dogmi e tentare un dialogo in modo che scienza, tecnologia, ricerca, biodiversità e ambientalismo non sembrino più incompatibili ma al contrario lavorino in sinergia rendendo la nostra agricoltura più sicura e meno inquinante.
Purtroppo però fino a quando l'opinione pubblica seguirà le mode del momento o l'associazione ambientalista di turno o la rivista di “controinformazine” senza ragionare anche con la propria testa e verificare nel tempo l'affidabilità delle informazioni ricevute, nulla potrà cambiare perché comunque nessun politico e nessuna associazione per il biologico oserà mai parlare anche bene di OGM fino a quando questi rimarranno tabù nella testa dei loro “clienti” diretti!

mercoledì 5 ottobre 2011

Vegani, vegetariani o onnivori?

Ci sono diverse ragioni per cui si decide di seguire una dieta “particolare” e tra queste principalmente mi vengono in mente i seguenti motivi:
-Animalisti
-Ecologisti
-Salutisti

-Un punto di vista animalista pone particolare attenzione alla sofferenza degli animali e alla crudeltà che l'allevamento e la macellazione comporta necessariamente tutte le volte che si utilizzano prodotti di origine animale.Un atteggiamento drastico ma coerente imporrebbe di essere vegani e quindi non consumare né carne e pesce né uova, latte, formaggio e derivati. Inoltre sarebbe conseguente non comprare o usare prodotti in pelle, lana, avorio, osso, piume e tutto ciò che necessita l'allevamento intensivo e l'uccisione degli animali.
Ovviamente avendo ognuno di noi una diversa sensibilità non tutti considereranno ugualmente crudeli o inaccettabili certe forme di allevamento e uccisione degli animali. In base a questi diversi modi di vedere c'è chi non ha problemi morali ad essere onnivoro piuttosto che vegetariano o vegano.

-Il punto di vista ecologista invece evidenzia il fatto che per allevare un'animale bisogna coltivare campi destinati alla sua alimentazione e che a livello pratico la maggior parte delle aree coltivate sono necessarie per l'allevamento di animali destinati all'alimentazione umana. Per produrre 1kg di carne è necessario coltivare estensioni di terreno di gran lunga superiori a quelle necessarie per produrre le stesse “calorie” sotto forma vegetale e in pratica se fossimo vegani avremmo a disposizione molta più terra coltivabile e l'umanità avrebbe molti meno problemi a sfamare tutti.
Anche il consumo d'acqua aumenta incredibilmente a causa degli allevamenti animali e inoltre un altro problema ecologico risulta essere lo smaltimento degli escrementi.

-Il punto di vista salutista evidenzia il fatto che una dieta iperproteica e iperlipidica (ricca di carne, uova e formaggio) e povera in fibre risulta essere dannosa alla salute ed oltre a portare facilmente all'obesità risulta facilitare significativamente lo sviluppo di tumori intestinali e di problemi cardiocircolatori.

Ognuno approfondendo le tematiche proposte potrà trarre le proprie personali conclusioni; io personalmente vorrei fare queste considerazioni:
  1. la natura non si fa problemi etici e la crudeltà non è affatto solo umana; essere vegani non è più “naturale” che essere onnivori. Tuttavia essendo l'uomo un animale dotato di intelligenza e raziocinio dovrebbe essere in grado di capire che limitare la crudeltà sugli animali è una buona cosa e testimonierebbe la sua supposta superiorità rispetto alle altre specie.
  2. non tutti i terreni sono di facile coltivazione e in alcuni casi l'allevamento potrebbe risultare la forma migliore di sfruttamento del territorio; molti dei problemi legati all'allevamento sono dovuti a quello intensivo; il letame bovino compostato è un ottimo concime utilizzabile in agricoltura.
  3. Il fatto che una dieta iperproteica sia dannosa alla salute non significa che sia opportuno escludere completamente la carne, il pesce, i latticini ecc.
  4. la fame nel mondo non è dovuta realmente alla mancanza di cibo ma alle guerre, al potere dei paesi più ricchi, alla corruzione ed a tanti altri motivi. Una maggiore disponibilità di cibo non porterebbe necessariamente ad evitare malnutrizione e carestie.

Nel mio personale modo di vedere penso che sia una buona cosa limitare l'uso di carne e prodotti di origine animale ma non vedo la necessità, neanche etica, di eliminarli completamente.
Cerco di comprare alimenti biologici che mi garantiscano un trattamento almeno decente degli animali allevati, mangio carne o pesce 2-3 volte alla settimana e latticini o uova quasi tutti i giorni ma in quantità limitata, non mi faccio problemi con lana, cuoio e altri prodotti che potrebbero derivare da animali in quanto comunque ne acquisto in quantità veramente molto limitata.
Credo che gran parte delle verità riguardo ai disastri ecologici e alle crudeltà sugli animali derivino dalla diffusione in grande scala (es. negli Stati Uniti ma ora anche in Italia) di una dieta particolarmente ricca di carne, formaggio, uova e pesce comprati oltretutto senza il minimo riguardo o attenzione ma pensando solo al prezzo e alla comodità di consumo.
La corsa all'abbassamento dei costi e gli allevamenti intensivi sono oggettivamente crudeli e dannosi a livello ambientale ma un consumo equilibrato di carne ridurrebbe comunque di 3-5 volte (o forse anche di più) la dimensione e il numero degli allevamenti e la gente comprando meno potrebbe anche permettersi di spendere un po' di più garantendo condizioni migliori agli animali oltre che consumando cibo di migliore qualità e sapore.
Penso che quando ad un animale vengono garantite buone condizioni di crescita, un'alimentazione decente, e una macellazione il più possibile indolore ci si possa sentire eticamente sereni tenendo conto oltretutto che a molti esseri umani non vengono garantite né buone condizioni di crescita né una decente alimentazione.
Sono abbastanza contrario alla macellazione di animali troppo giovani o comunque che non siano arrivati al peso di un adulto della loro specie: a mio parere andrebbe limitato il più possibile il consumo di giovani vitelli, agnelli, capretti... in quanto a questo genere di allevamento sono associati forti sprechi: non ha senso uccidere anzitempo un animale che nel giro di qualche mese, con un consumo relativamente basso di fieno, arriverebbe a pesare più di quattro volte tanto.

Non vale la pena comunque di assumere posizioni drastiche sull'alimentazione sia perché non è affatto scontato che le informazioni che abbiamo raccolto siano giuste o complete sia perché avendo il cibo anche una forte valenza sociale e culturale rischiamo di essere fraintesi o criticati anche ingiustamente su scelte per noi importanti e per altri difficili da comprendere o accettare.

giovedì 22 settembre 2011

Essere agnostico

Essere agnostico è un atto di coerenza razionale con se stessi.
In questo senso è una scelta di vita non così facile da mantenere ed è probabilmente per questo che nonostante la scuola ci abbia dato gli strumenti per diventarlo molti non hanno neanche il coraggio di riconoscere di esserlo.
In fondo se sono stati fatti così tanti sforzi vani per dimostrare l'esistenza di Dio il motivo non può che essere che la dimostrazione non possa esistere (almeno con le attuali conoscenze) e che con ogni probabilità anche Dio.
Tuttavia, non so se per un condizionamento culturale, ne sentiamo una innegabile mancanza che ci spinge in tutti i modi a cercarne una sua purtroppo improbabile presenza.
Riconoscere che siamo soli, che nessun essere “superiore” ci può aiutare, che la morte sarà la nostra inesorabile fine, che per questo il significato della nostra esistenza risulti evanescente... ci fa male, ci fa soffrire, ci sembra ingiusto.
Tuttavia riconoscere che questa è la realtà in cui viviamo è secondo me importante; avere il coraggio di accettarla è il primo passo per vivere secondo coerenza, per imparare a non pigliarsi in giro e affrontare il miracolo della vita per quello che è: un misterioso scherzo della natura!

Mi piace pensare di riuscire ad essere agnostico non solo nei confronti dell'esistenza di Dio ma anche nel giudizio di ciò che non posso conoscere o non conosco ancora in modo soddisfacente.
Abbiamo un insano desiderio di sicurezza che ci spinge a voler dare per forza giudizi sul giusto e lo sbagliato, sul buono e il cattivo, sul colpevole e sull'innocente.
Riconoscere i limiti delle nostre conoscenze e saper dare pareri o trarre conclusioni proporzionate per me è molto importante: lo ritengo una forma di rispetto sulla complessità dell'esistenza e verso coloro che eventualmente ci permettiamo di giudicare.

Detto questo la vita è fatta di decisioni e anche quando aspettiamo non sapendo cosa fare una decisione l'abbiamo presa: mentre aspettiamo il tempo passa inesorabile e ciò che era possibile prima non è detto che si possa ancora fare dopo o che abbia lo stesso senso.
Quindi, anche se non possiamo conoscere al meglio la realtà e operare le scelte più giuste, dobbiamo farci coraggio e prendere ugualmente delle decisioni: consapevoli che non saranno magari le migliori ma almeno testimonieranno la nostra voglia di vivere.